Il musicista torna a parlare di Califano in una nuova intervista. E un commento lasciato tempo fa sulla nostra pagina racconta la sua amarezza per un riconoscimento arrivato tardi.
Quanto ci condiziona il personaggio quando dobbiamo giudicare un artista? Con Franco Califano, Federico Zampaglione ammette di esserci passato. Nell’intervista pubblicata da Libero Magazine il 5 novembre, racconta che all’inizio lo osservava con diffidenza: le auto, gli abiti, quel modo di presentarsi sopra le righe. Poi, conoscendolo, aveva scoperto un artista molto più grande dell’immagine che si era fatto di lui.
Una riflessione che ci ha ricordato un intervento lasciato tempo fa proprio sotto un post di Film & Motivazione. Avevamo condiviso un contenuto sulla visione della vita e della morte di Califano. Tra i commenti era arrivato quello dell’account ufficiale dei Tiromancino.
E non era il solito messaggio di circostanza.
Il commento di Zampaglione sotto il nostro post su Califano
«Quando scrivemmo la canzone NON ESCLUDO IL RITORNO, nessuno parlava di Franco e io non capivo il perchè…rendendomi conto di quanto fosse grande», aveva scritto.
Poi il passaggio più amaro:
«Oggi a tanti anni della sua scomparsa voi dei media, vi siete finalmente accorti di lui. Fa un pò tristezza ma…meglio tardi che mai !»
Quell’“oggi” si riferisce al momento in cui fu pubblicato il commento (circa un anno e mezzo fa), non alla nuova intervista. Ma il tema è lo stesso: quanto spazio abbiamo dato a Califano come autore, al di là degli aneddoti sulla sua vita?
La sua osservazione riguardava anche noi, che quel contenuto lo avevamo pubblicato. È facile condividere una frase che colpisce. Più impegnativo è fermarsi ad ascoltare una canzone intera, andare oltre il pezzo più famoso, provare a capire da dove arrivavano certe parole.
“Non escludo il ritorno”, la canzone scritta insieme
Zampaglione parlava di un’esperienza concreta. Non escludo il ritorno, presente nell’omonimo album del 2005, porta le firme di Califano e Zampaglione: una collaborazione documentata anche nell’archivio della Fondazione Franco Califano.
Per questo il suo commento ha un peso diverso da un omaggio generico. Ricorda un periodo in cui lavoravano insieme e il divario che lui avvertiva tra il talento di Franco e l’attenzione che riceveva.
Quel «nessuno parlava di Franco» restituisce il suo punto di vista di allora. Non cancella il pubblico che Califano aveva già, ma racconta la frustrazione di chi pensava che meritasse molto di più.
Il personaggio ci ha fatto perdere di vista l’artista?
Nella nuova intervista, realizzata in occasione dell’uscita del suo film The Nameless Ballad, Zampaglione riconosce di essersi lasciato condizionare anche lui dalla figura pubblica di Califano, prima di conoscerlo meglio.
È forse la parte più interessante del suo ricordo. Perché quel pregiudizio possiamo riconoscerlo: credere di sapere tutto di qualcuno dopo aver visto qualche intervista, una battuta, un’apparizione televisiva.
A noi piace riproporre Califano anche per il modo in cui parlava. Ma il commento di Zampaglione suggerisce di fare un passo in più: tornare alle canzoni. Magari cominciando proprio da quella che scrissero insieme.
Per capire cosa ci siamo persi mentre eravamo occupati a guardare il personaggio.