L’attore riflette sulle battute del passato e difende i film che lo hanno reso popolare. È cambiata la comicità o siamo cambiati noi?
Basta una scena di Christian De Sica e Massimo Boldi per ritrovarsi a ripetere una battuta prima ancora che arrivi. A qualcuno viene da ridere, qualcun altro cambia video. Sui cinepanettoni è sempre stato difficile mettere tutti d’accordo.
Questa volta a parlarne è proprio Christian De Sica, che il 6 novembre, al Festival dello Spettacolo di Milano, ha spiegato perché secondo lui oggi quel cinema sarebbe difficile da riproporre. Come riporta ANSA, l’attore ritiene che alcune battute recitate in passato non verrebbero più accettate allo stesso modo.
Capisco cosa intende. Basta riguardare certi film per immaginare quali scene oggi farebbero discutere. Ma quando sento dire che non si possono più fare, mi viene anche un dubbio: davvero il pubblico non le accetterebbe, oppure quelle battute dovrebbero essere scritte diversamente?
Cosa ha detto Christian De Sica
Nel suo intervento, De Sica ha parlato di un cambiamento che va oltre il politicamente corretto. È cambiato il contesto, è cambiata la sensibilità con cui si guardano quei personaggi. Ha anche ricordato quanto i ruoli volgari e spregiudicati interpretati al cinema siano lontani dal suo carattere.
I suoi personaggi spesso mentivano, tradivano, ostentavano soldi e finivano puntualmente per fare una figuraccia. Il divertimento stava anche nel vederli convinti di essere più furbi degli altri, mentre si infilavano da soli nel disastro.
Naturalmente questo non rende riuscita ogni battuta. Alcune fanno ancora ridere, altre oggi suonano pigre, altre ancora possono dare fastidio. Si può dirlo senza fingere che quei film non abbiano avuto un posto nella vita di tante persone.

Perché continuiamo a riguardare i cinepanettoni
De Sica non rinnega quella parte della sua carriera. Ha riconosciuto quanto debba a quei film e alle persone con cui li ha realizzati, da Boldi ai Vanzina, da Neri Parenti ad Aurelio De Laurentiis. Ha ricordato anche l’affetto che gli dimostrano gli spettatori più giovani.
Credo che qui ci sia qualcosa che si perde quando la discussione diventa soltanto “erano volgari” contro “almeno una volta si rideva”.
Chi andava a vederli ricorda anche con chi era al cinema. La serata durante le vacanze, gli amici, quella frase ripetuta per settimane finché non ne poteva più nessuno. Il film resta attaccato a quelle cose, e quando lo rivedi te le porti dietro.
Non significa che fosse tutto bello. Significa che per te contava qualcosa.
È anche per questo che certi giudizi liquidatori convincono poco. Si può criticare un film senza trattare chi lo ha amato come qualcuno da correggere. E si può esserne affezionati senza dover difendere ogni singola scena.
Oggi quei film farebbero ancora ridere?
Probabilmente dipende da quali scene, da quali battute e da come verrebbero raccontate. Il problema delle risposte assolute è che mettono sullo stesso piano tutto: la trovata riuscita, lo stereotipo, il tormentone, la battuta che già all’epoca faceva ridere poco.
Forse, non ha senso chiedere alla commedia nuova di comportarsi come se fossimo ancora vent’anni fa. Vorremmo però che avesse la libertà di mostrare ancora persone sgradevoli, ridicole, piene di difetti. Perché una parte del piacere di quei film era proprio guardare qualcuno fare ciò che nella vita reale ci avrebbe fatto vergognare.
Poi la risata deve arrivare. E se non arriva, dare la colpa al pubblico troppo sensibile è una risposta un po’ facile.