25 Settembre 2026

Il mago del Cremlino, il nuovo film di Olivier Assayas presentato a Venezia 2025: Jude Law nei panni di Putin, Paul Dano protagonista, cast, trama, e reazioni della critica.


Se c’è un titolo capace di accendere un dibattito prima ancora dei titoli di coda, è Il mago del Cremlino di Olivier Assayas. Dal bestseller di Giuliano da Empoli al Concorso di Venezia 2025, il film mette al centro i meccanismi del potere nel passaggio dalla fine dell’URSS alla Russia contemporanea: propaganda, televisione, paura, consenso. E lo fa con una scelta d’impatto: Jude Law nel ruolo di Vladimir Putin.

Dal romanzo allo schermo: l’ombra dietro il trono

Il cuore del racconto è Vadim Baranov (Paul Dano), consigliere geniale e ambiguo, che orchestra il racconto pubblico di un leader destinato a dominare la scena. È un personaggio fittizio, ma parla alle biografie di veri “spindottori” del Cremlino: una lente narrativa che permette di raccontare l’ascesa senza scadere nel biopic lineare. L’adattamento di Assayas e Carrère conserva il taglio satirico e l’osservazione sul rapporto media-potere che ha reso il libro un caso editoriale.

Jude Law come Putin: niente caricature, solo controllo

La sfida attoriale era alta: interpretare Putin senza prostetici ingombranti, evitando l’imitazione didascalica. Law punta su postura, sguardo, gestione del silenzio: un “uomo-maschera” che riempie la stanza più col non detto che con le parole. È la scelta giusta per un film che lavora di sottrazione e sottotesto.

Un ensemble di livello

Accanto a Dano e Law, Alicia Vikander tratteggia Ksenia, bussola emotiva e generazionale, mentre Tom Sturridge, Will Keen e Jeffrey Wright ampliano il mosaico politico e mediatico che circonda Baranov. È un cast internazionale che regge il tono “prestige” del progetto.

Venezia 2025: ovazione e discussione critica

La prima al Lido ha raccolto un’ovazione lunga (le cronache parlano di standing ovation) e, subito dopo, recensioni divise: per alcuni un affresco lucido e coinvolgente; per altri un racconto appesantito dalla voce narrante e da un cinismo un po’ scolastico. Una polarizzazione quasi fisiologica, se pensiamo al peso politico del tema.