
È stato rilasciato oggi il trailer ufficiale di 40 Secondi, il film diretto da Vincenzo Alfieri che porta sul grande schermo la drammatica vicenda di Willy Monteiro Duarte. Le prime immagini mostrano un racconto intenso e carico di emozione, che si prepara a commuovere e far riflettere il pubblico italiano.
40 Secondi racconta la storia vera di Willy Monteiro Duarte, il giovane di origini capoverdiane ucciso a Colleferro il 6 settembre 2020, dopo aver difeso un amico durante una lite. In appena quaranta secondi, la sua vita è stata stroncata da un’aggressione brutale. Il film ripercorre le 24 ore precedenti la tragedia, intrecciando incontri casuali, tensioni invisibili e scelte fatali, offrendo una riflessione intensa sulla banalità del male
La pellicola è diretta da Vincenzo Alfieri, che ha curato anche la sceneggiatura insieme a Giuseppe G. Stasi. Il progetto è adattato dal libro giornalistico “40 secondi. Willy Monteiro Duarte. La luce del coraggio e il buio della violenza” di Federica Angeli. Il produttore è Roberto Proia di Eagle Pictures, lo stesso studio dietro il successo de Il ragazzo dai pantaloni rosa.
Nel cast figurano importanti nomi del panorama cinematografico italiano, tra cui Francesco Gheghi (fresco vincitore del Premio Biraghi ai Nastri d’Argento 2025), Enrico Borello, Francesco Di Leva, Beatrice Puccilli, Sergio Rubini e Maurizio Lombardi. Accanto a queste figure affermate, il regista ha scelto di inserire volti nuovi attraverso uno street casting (tra cui Giordano Giansanti e Luca Petrini), per garantire autenticità al racconto.
Le riprese sono iniziate a Roma il 16 giugno e si protrarranno per circa sette settimane nei dintorni della capitale. L’uscita nelle sale è prevista per il 20 novembre 2025. Successivamente, il film intraprenderà un percorso educativo nelle scuole.
Roberto Proia ha sottolineato che, pur trattandosi di storie diverse, 40 Secondi e Il ragazzo dai pantaloni rosa condividono un obiettivo: partire da un caso individuale per riflettere sul disagio collettivo. Per lui, Willy non doveva essere una vittima idealizzata, bensì “un esempio con cui identificarsi” grazie alla sua “bella normalità” e al suo coraggio nel contrastare un sopruso.